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di
Armando Verdiglione
Quattro
libri di analisi dellepoca e del discorso occidentale, tre libri
di fondazioni della psicanalisi, cinque libri sullaffaire della
parola libera, e due libri di clinica: Leonardo da Vinci e Niccolò
Machiavelli. Il testo Leonardo e il testo Machiavelli. Per ciascuno
il caso dellunico. Questi quattordici libri, con innumerevoli articoli
e pubblicazioni in varie lingue, costituiscono il testo Armando Verdiglione
nel contesto internazionale e intersettoriale che, dal 1973 a oggi, Verdiglione
ha esplorato, ha analizzato, ha inventato, ha letto.
Leonardo
da Vinci lEuropa, Niccolò Machiavelli lItalia. Machiavelli,
corollario politico di Leonardo. In entrambi nessun riferimento allepoca,
nessuna nevrotizzazione o psicotizzazione dellarte, della politica,
della scrittura. In entrambi, la logica, la cifra, il caso non psicofarmacologico.
Contro la normalizzazione, il luogocomunismo, il senso comune, contro
il partito dello psicofarmaco che tutto deve comprendere, prendere, gestire
e elargire in piccole o grandi dosi. Contro lideologia che, già
da Aristotele, ha tentato di cancellare, escludere, delimitare la parola
stessa. La parola irrompe incontenibile, imprendibile, incalcolabile con
il cristianesimo prima, con il rinascimento poi. Irrompe con la scienza,
con larte, con la politica, con la comunicazione.
Machiavelli,
segretario fiorentino. Possiamo dirlo inventore e scrittore della politica?
Certamente sì. Ma non nellaccezione in cui si tira in ballo
ogni qualvolta cè un rivolgimento politico. Machiavelli non
è in funzione dei machiavellici o degli antimachiavellici. Né
di chi si crede principe né di quelli che congiurano per la morte
del principe.
"Il
principe che può fare ciò chei vuole è pazzo".
"Sempre chi coniura crede, con la morte del principe, satisfare il
popolo". Aforismi, favole, storie, Machiavelli racconta così
a che cosa va incontro un governo senza dispositivo. Egli non ha bisogno
dellepoca, né della sua né della nostra, per scrivere,
per raccontare. Dice che il principe, lo stato, il sembiante, è
impersonificabile, inidentificabile, imprendibile. Verdiglione dice che
lo stato è condizione della politica. Machiavelli non fa il discorso
della politica, la politica di Machiavelli è senza finalismo e
senza cerchio. La corruzione è il tentativo di finalizzare lo stato
e la politica, ma non spetta a Machiavelli denunciare il corrotto, questo
è un compito che si assume il purista, laccusatore pubblico,
linquisitore che se ne nutre per averne il monopolio. E le varianti
sono molte. "Ma, insiste Machiavelli, la dittatura giudiziaria è,
fra tutte, la peggiore: oltre la libertà, toglie la giustizia e
il diritto; postmoderna, postuma e debolista, esercita il ruolo di guerra
civile e di colpo di stato, guerra civile bianca, bianco colpo di stato"
(Verdiglione, Niccolò Machiavelli). Insomma, la negazione
dello stato sotto il principio dellomertà e della soppressione
dellAltro si affianca alla negazione della causa e delloggetto
della parola, proprietà dello stato non personificabile in questo
o in quel rappresentante. In questo o in quel capitano, principe o governo.
"Lindecisione del capitano, del principe o del governo è
il vizio più rovinoso e devastante. Lo affiancano lindifferenza,
la neutralità, la calma, il temporeggiamento, lattendismo,
il possibilismo, il proibizionismo [...]. Lo seguono il sentimento giacobino
e il pensiero debole". E Machiavelli: "Questi tempi richieggono
deliberazioni audaci, inusitate et strane" (Lettera a Guicciardini,
15 marzo 1526); "Et, quanto alla neutralità, il quale partito
mi sembra di sentire approvare da molti, a me non può piacere,
perché io non ho memoria, né in quelle cose che ho veduto,
né in quelle che ho lette, che fosse mai buono, anzi è sempre
suto pernitiosissimo, perché si perde al certo" (Lettera a
Vettori, 20 dicembre 1914).
Indicazioni
per la nostra epoca? Cronache della sua? Nei Discorsi, nelle Istorie,
nelle Legazioni, Machiavelli svolge il suo ruolo di segretario
fiorentino: racconta aneddoti, favole, ghiribizzi. Il reale, limpossibile,
il contingente stanno nel modo di raccontare: secondo la logica, senza
pettegolezzo, senza calunnia, senza denuncia, senza sospetto inquisitorio.
La lingua fiorentina si presta, quasi fosse lì apposta, alla scrittura:
"La prosa di Machiavelli scrive Verdiglione si fa analitica
e narrativa, senza evitare affatto la contraddizione, lequivoco,
la svista, il malinteso, avvalendosene, anzi, per la propria scrittura".
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Fabiola
Giancotti
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