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LERESIA
pp.
474, lire 38.000, Mondadori, 1996
Lapproccio
storico alla questione delleresia è forse quello che riesce
più di ogni altro più che lapproccio teologico,
filosofico, linguistico a esporre un fermento di pensiero che non
ha risparmiato nessuna epoca da duemila anni. Due millenni di cristianesimo
hanno alimentato, provocato, incitato, e nello stesso tempo condannato,
perseguitato, messo allindice eresie di ogni tipo. Ma anche qui
la storia riguarda la storia degli uomini: quelli che dovevano provocare
e quelli che dovevano difendere, quelli in buona fede e quelli in cattiva
fede, gli inquisitori e gli inquisiti, i perseguitati e i fomentatori.
Nessuna epoca è passata inosservata dalla storiografia religiosa,
politica, sociale. In questo senso può leggersi questo libro di
Marcello Craveri, storico delle religioni, e trarre elementi di riflessione
e di ulteriore approfondimento di ciascuna questione che rientri o meno
nellaccezione occidentale del termine eresia.
Il
termine eresia è già presente negli scritti di san Paolo
e riguarda espressamente il cattolicesimo. Non si dà eresia per
gli ebrei, per i musulmani, per altre religioni non monoteistiche. Non
si dà eresia per una religione che derivi dallo stesso cattolicesimo
se si compie, in seguito alleresia, uno scisma che dà vita
a altra religione. La scissione, poiché opera una rottura con il
cattolicesimo, non può più essere considerata eresia; secondo
le indicazioni cattoliche, soltanto un battezzato, membro dellassemblea,
dunque della chiesa cattolica, enunciando una scelta in contrasto, in
opposizione, con la legge, con letica e con il diritto cattolico,
solo restando membro di quella comunità, è da dichiararsi
eretico.
Questa
formulazione ha permesso varie interpretazioni e lequivoco millenario
che, del cattolicesimo, della sua logica, della sua scrittura possa operarsi
una scelta arbitraria. Curiosamente se cè eresia non cè
scissione e viceversa. Gli eretici, storicamente, sono rimasti cristiani.
Quanto Marcello Craveri, nelle sue ricerche, ha raccolto e ha esposto
in questo libro, riguarda limpresicisone, lequivoco, il malinteso,
linterpretazione del testo cattolico, all"interno"
del cattolicesimo, e non è che la reazione, di epoca in epoca,
secondo il costume di ogni epoca, nella parte occidentale della cività,
alla parola e alla scrittura del Vangelo.
Della
parola e della scrittura non cè scelta. Come è possibile
operare una scelta di quanto esiste? Vorrebbe dire credere che ci sia
qualcosa che non esiste e dunque togliere quanto non esiste dallintero
per rendere possibile la scelta. Il cattolicesimo, lo dice lo stesso termine,
riguarda lintegrità della parola. Nessuna cosa come
accadde nellArca di Noè può stare al di fuori.
Se scelta cè procede dallironia che è una figura
dellapertura, essenziale allascolto, alla conversazione, alla
non chiusura. Ma se lironia viene intesa come reale, come rientrante
nella possibilità di confermare la scelta tra il bene e il male,
tra il buono e il cattivo, da una parte e dallaltra, chiunque può
credere di proclamare una verità e rispetto a questa verità
compiere i peggiori misfatti.
Altra
la posizione della Chiesa come non soggettiva, quella Chiesa cioè
che nel corso di due millenni, attraverso concili, attraverso scritti
e formalizzazioni sottoscritte, ma soprattutto constatate, dai suoi ministri
e dai suoi rappresentanti, ha "stabilito" il testo cattolico
come fondazione del cattolicesimo. Questo testo riguarda lassoluto,
è scritto secondo la fede, in qualche modo riguarda il "dettato"
di Dio. Rispetto a questo testo la Chiesa e la storia registrano reazioni
finora chiamate eresie e attraverso la soggettivazione rispondono con
altre reazioni che sono la proibizione o la prescrizione. Però
il testo rimane, incancellabile, e non dipendente dallepoca, che
oggi accetta, domani rifiuta, oggi proclama, domani condanna.
Il
disagio che Craveri denuncia e che ha rilevato in ogni epoca non può
essere tolto, occorre affrontarlo con la lealtà e la dignità
del testo cattolico, ma soprattutto con la lettura di questo testo che
non appartiene a nessuna epoca. 97
Fabiola
Giancotti
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