JEAN
DANIEL INVIATO DELL'ANIMA
INTERVISTA
(Gazzetta
di Parma, 1995)
"Ho
passato la vita a credere che gli uomini fossero mossi dallinteresse
e dalla vanità. Ora so che ciò che li fa agire sono le pulsioni
damore, di morte e di assoluto". È una frase tratta
dal romanzo di Jean Daniel, La guerra e lamore (Spirali/Vel).
Un romanzo di sicuro autobiografico e di sicuro indice di un grande scrittore
non diciamo francese (vive in Francia da molti anni, è giornalista,
è fondatore e direttore del settimanale "Le Nouvel Observateur"),
non diciamo neanche algerino (è nato in Algeria) ma mediterraneo,
erede della cultura ebrea-cattolica-musulmana, per esigenze di vita e
di scrittura.
Divenuto
popolarissimo in Francia per i suoi articoli sulla guerra dAlgeria,
è oggi uno dei rappresentanti del giornalismo europeo più
impegnati culturalmente e politicamente.
Leggendo
i suoi libri, i saggi come i romanzi, si ha limpressione di una
narrazione diretta, inventata per quella lettura in quel momento, della
sua esperienza. Cè la ragione giornalistica e cè
la ragione del romanzo, ma anzitutto cè la ragione dellesperienza
che si avvale del giornalismo e della letteratura.
Io
ho incominciato con la letteratura, ma dopo il mio primo romanzo non ho
proseguito, nonostante la spinta di due grandi scrittori e amici: Albert
Camus e René Char. Non voglio capire adesso perché non ho
proseguito. A quellepoca avevo bisogno di azione, volevo affermarmi,
volevo avere un nome prima di avere unopera, volevo impegnarmi in
favore di cause politiche. Perciò quando è arrivata la guerra
dAlgeria, non mi sono fatto più domande.
Ha
potuto scrivere e non chiedersi "che cosa scrivere". La
guerra e lamore è un romanzo dedicato allamicizia,
allamore, alla guerra, alla morte. Immediato, intenso a volte violento
a volte dolcissimo.
È
senzaltro il libro che ho scritto con maggiore piacere. Quando ho
potuto finalmente far nascere eroi da romanzo e vedere che esseri usciti
da me, esseri così intimi e insieme così estranei, prendevano
vita, mi sono sentito come liberato da mille ossessioni e frustrazioni.
Sono molto legato a tutti i personaggi. Agli uomini quanto alle donne.
A quelli che sento vicini e a quelli che ho voluto lontani. In ogni caso,
sono personaggi ben ancorati nel nostro secolo, che hanno vissuto con
intensità i nostri sogni, le nostre avventure e i nostri drammi
e che si pongono la questione delle questioni, quella di santAgostino
di don Giovanni, dellautore del Cantico dei Cantici o dellEcclesiaste
ossia: cè qualcosa al mondo che sia superiore allamore?
Ostacolato,
difficile, irraggiungibile. Amore e odio. Amore e guerra. Avendo vissuto
da vicino la guerra, Lei ha potuto rilevarne gli aspetti più violenti,
ha analizzato credenze, mitologie, tradizioni confluite nel Mediterraneo
da millenni, che hanno formato infiniti strati religiosi e culturali,
a volte sovrapposti a volte contrapposti.
Sotto
il pretesto dellamore e della guerra, siamo in pieno secolo e nel
cuore della storia. Sono interessato, è vero, a ciò che
guida gli uomini. Cerco di capire quale senso possa avere la loro vita,
quale senso gli uomini vogliano darle e quali siano le cose che resistono
al tempo e agli sconvolgimenti.
Io sono nato su precise rive, in una particolare famiglia e appartengo
a una nazione che ha una sua singolarità. Mi sono posto quindi
le questioni sul sentimento nazionale e sul sentimento religioso con unevidente,
ma anche assunta, soggettività.
In
quanto uomo del Mediterraneo so per esperienza, dal momento che sono adulto
e viaggio, che continuo a oscillare tra il radicamento e lerranza,
tra la nostalgia del particolare e il gusto delluniversale, in breve,
tra un comunitario che può essere religioso e una nazione che può
essere umanitaria.
Nel
lavoro, nella vita, nella scrittura, lesperienza è entrata
prepotentemente senza lasciare spazio a discussioni infruttuose. In altre
parole, lei dà testimonianza diretta di avvenimenti in lui si sente
coinvolto anzitutto da intellettuale. Che ne sarà del Mediterraneo
e dellEuropa nel terzo millennio?
Voglio
prendere in considerazione le grandi correnti di civilizzazione che uniscono
i concetti di nazione e di religione, poiché da qualche tempo ci
sono immerso. Quando si tratta di prevedere cosa possa capitare nel XXI
secolo, da un lato posso citare quella che ho chiamato nostalgia del patriarcato,
dallaltro posso parlare di ciò che è stato chiamato
il trauma delle civiltà. Si pone per esempio la questione di sapere
perché lo sviluppo non sia stato lo stesso in tutte le nazioni.
Perché nel Mediterraneo occidentale solo certe nazioni, Portogallo,
Spagna e Italia, sono riuscite ad avvicinarsi per tenore di vita
e stabilità politica alla Francia e alla Germania, mentre
nel Mediterraneo orientale solo la Turchia ha ottenuto un mezzo successo
quando la Iugoslavia si è disintegrata.
È
difficile rispondere con certezza. Daltronde, le ipotesi degli storici
della civiltà sono molteplici e insieme contraddittorie. Si ipotizza
il fenomeno coloniale, che senzaltro ha la sua importanza. Per alcuni
paesi, come lAlgeria, è effettivamente la risposta perché
gli algerini hanno subito, più di tutti gli altri, il marchio dellalienazione
coloniale. Ma lo stesso fenomeno coloniale ha anche provocato laccesso
della Tunisia alla modernità e lo sviluppo del Senegal.
Più
delle altre religioni, lislam, è quella che rappresenta e
che viene vissuta come forma di vita, e che fa tuttuno con le nozioni
di religione, società e politica. Può avanzare unanalisi
a questo riguardo?
Lislam
sarebbe la religione che più delle altre conserva, consolida e
immobilizza la società patriarcale. In questa società
che si caratterizza per lassoluta patria potestà, la responsabilità
del primogenito, il regno della donna allinterno della casa (ma
allinterno solamente) la solidarietà è senza
incrinature. Ma, nello stesso tempo, proprio una società con un
equilibrio così perfetto diventa la più vulnerabile di fronte
alle aggressioni della modernità lesodo rurale, lintasamento
delle città, lo sbandamento dei giovani, la libertà di costumi,
la fine della patria potestà. Tenendo conto di questa ipotesi,
proprio per il suo grado di perfezione organizzativa e per lantico
radicamento dei principi civilizzatori, lislam rurale sarebbe stato
di una vulnerabilità tale che la capacità di adattamento
gli sarebbe stata interdetta.
I
suoi libri analizzano nei particolari la situazione politica nel Mediterraneo.
In poche parole quali sono gli elementi essenziali di questa analisi?
Ci
sono la nazione, la prossimità geografica delle nazioni del Mediterraneo,
la cultura, leconomia, letnia. E poi cè la religione,
che ha il ruolo di cemento federatore e di liquido fusionale. Il prossimo
libro sarà proprio sulla religione, sulluomo religioso, sulla
possibilità di vivere senza Dio.
Fabiola
Giancotti
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