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Una
nota
Il
testo, la poesia, la lettura. Ciò che resta attraversa e integra
questi tre aspetti. Nessun accademismo e nessun commento. Nessuna spiegazione
e nessuna introduzione. Nessun allineamento e nessuna circolarità.
Quando
ci troviamo dinanzi a un testo noi non sappiamo prima né dove esso
ci porterà né in che modo. Lapproccio procede dallapertura,
dallassenza di pregiudizio, dallimpossibilità che il
giudizio divenga sostanziale, personale o collettivo, atto comunque a
sopprimere o a esaltare, a spiegare o a cercare quanto sta sotto. Le cose
esistono nella parola. Né sopra né sotto né accanto.
Esistono nella parola e secondo la logica della parola. In assenza di
pesantezza e di giustificazione.
La
parola: le parole stesse e non solo. Le cose stanno nella parola e ne
costituiscono lintegrità. Questa la novità del cattolicesimo:
la parola cattolica è la parola nella sua integrità. E la
scrittura, in quanto scrittura della parola, è cattolica. Anche
la poesia, in quanto poesia della parola, è cattolica. Anche il
poeta, in quanto poeta della parola, è cattolico: il poeta cattolico
raccoglie in ciascun verso, in ciascuna poesia, nella scrittura e nella
vita, lesperienza, la tradizione, la coerenza del cattolicesimo.
E
quale altro poeta può incontrarsi su questa via se non il poeta
cattolico? È una sensazione precisa che si ha quando, anche solo
per un istante, si è vicini a Plinio Acquabona. Che si leggano
i suoi libri o che si parli con lui. La leggerezza, la semplicità,
la bontà sono la sua poesia: qualcosa che sfugge a volere comprenderla,
qualcosa che insiste con la scrittura, che interroga sulla parola, che
sollecita lascolto. Non senza questioni, provocazioni, domande.
Un
punto insituabile nellorizzonte, infigurabile, invisibile, intoccabile:
ecco la condizione della scrittura. E lo stesso spazio si adagia sul tempo,
finché la terra si squarcia e si lancia nel cielo per un altro
destino di vita e di qualità.
Di
Acquabona noi abbiamo molti libri: poesia, teatro, disegni, appunti, strofe,
bisticci musicali. Ciascuna volta unacquisizione nuova, un particolare,
una ripetizione, la memoria di quanto mai era avvenuto prima. La sua tradizione
è nel suo testo. Una ricerca lunga, difficile, insinuante lungo
il sentiero della notte e il sentiero del giorno, del lavoro e del dolore,
dellattuale e dellantico in un tempo che non è durata,
che non si misura con gli anni, ma con gli effetti della parola, in quellistante
infinito che accompagna lascolto, la lettura, lintendimento
e in quel crepuscolo che si staglia sulleternità.
Senza
pazienza e senza attesa: non più, non ora. Poiché quel che
si dice non può aspettare per scriversi e non perché finisca,
ma perché corre il rischio dellinfinito, delloriginario
e delleterno.
E
ora il testo, quello che segue: una lettura nuova per ciascuno e per ciascuno
differente. Plinio Acquabona incalza, sollecita, insiste, costringe, obbliga
alla poesia. I fogli di questo libro produrranno altre favole, altre poesie,
altre storie: per quelli che verranno e per quelli che già erano.
Un
testo autentico, testimone di unaltra era intellettuale: lera
della parola e della sua libertà.
Fabiola
Giancotti |